Newsletter     
CONTACT CENTER PER GAY LESBICHE E TRANS
Chi Siamo Il Network Formazione Collabora Comunicazione Sostienici News Contatti










  Io, picchiato perché gay
17/03/2015, 

Era stata una bellissima serata in discoteca, e Stefano stava tornando a casa in bus, insieme a un amico. Non prendeva il pullman di notte da anni: vive praticamente nel centro di Torino, e di solito usa il taxi o la sua auto.
«Mi sono ritrovato in un bus pieno di giovani, compresi due ragazzi davanti a me – spiega Stefano sul suo profilo Facebook -. Ho parlato della fantastica serata con il mio amico. I ragazzi davanti, appena hanno capito che eravamo usciti da una serata gay, si sono girati verso di noi e ci hanno chiesto se fossimo “ricchioni”. Ovviamente, a 21 anni, sono orgoglioso della mia sessualità e, senza farmi tanti problemi, confermo».
L’estraneo si gira verso l’amico e dice: «Froci di merda». Stefano non si preoccupa, pensa siano solo parole al vento. «Dopo qualche minuto uno dei due, quello castano, scende, mentre il biondino si alza, mi guarda e mi scaraventa un pugno in faccia. E, da vero codardo, subito dopo scappa. In quel momento sul bus è calato il silenzio. Io stesso sono rimasto di ghiaccio: non avevo ancora metabolizzato l´aggressione omofoba. Mi giro verso il mio amico e gli chiedo: “Ma mi ha tirato un pugno in faccia?”».
Gli altri passeggeri gli mostrano solidarietà, ma nessuno che abbia provato a fermare l’aggressore.
Stefano arriva a casa, vorrebbe tenere per sé quello che è successo, ma ha il volto tumefatto. Ci pensa su. Riflette: una settimana prima, a Roma, un ragazzo gay è stato aggredito da cinque persone, ma non l’hanno saputo in molti. Stefano gli aveva mandato un messaggio di vicinanza. E pensa che raccontare quello che è successo, possa aiutare altri giovani e sensibilizzare la gente su quello che può capitare.
Ne parla con la madre, poi affida a Facebook il racconto di quella esperienza. Il post viene ripreso da Fabiano Minacci nel suo blog e tutti cominciano a parlarne.
«Ho ricevuto 150 messaggi privati in poche ore, questa mattina – spiega Stefano a vanityfair.it -: sto cercando di rispondere a tutti. Tanta solidarietà mi sta facendo tornare un pochino il sorriso».
L’aggressore e il suo amico, invece, non hanno cercato di contattarlo. «Eppure mi piacerebbe un confronto con loro, per capire. Spero che abbiano capito la lezione. Mi piacerebbe che si facessero vivi, fosse per me non andrei nemmeno per vie legali». Stefano, però, ha denunciato l’accaduto «per un motivo etico. Non volevo dirlo a nessuno, ma ho preso coraggio anche per tutti gli altri, quelli che non lo hanno fatto».
Fra i messaggi di queste ore, almeno cinquanta raccontano di aggressioni a ragazzi omosessuali. Spesso non denunciate. «Invece bisogna farlo, bisogna difendersi. Io ho chiamato l’Arcigay Torino, che mi ha aiutato, e anche il numero verde della Gay Help Line, all’800713713. Bisogna reagire. Per me la cosa più importante è che da quella che mi sembrava una sconfitta sono riuscito a ricavare una vittoria».
Stefano ha ricevuto anche messaggi di solidarietà da Vladimir Luxuria, ma non dai politici. «Verso gli omosessuali c’è indifferenza. Io mi sento stuprato dallo stato: mi piacerebbe un confronto con i politici che ogni giorno mi pugnalano, tanto quanto il ragazzo in pullman, con le loro affermazioni omofobe. Poi c’è la chiesa, che però grazie a Papa Francesco ha fatto enormi passi avanti. Sentire la frase: “Chi sono io per giudicare?” mi ha davvero riempito di gioia».
«Tutto sommato, ora che ho metabolizzato il tutto, mi è andata bene – aggiunge Stefano, su Facebook -.­ Per carità, ho uno zigomo più gonfio di Alba Parietti ed un occhio nero, ma almeno non mi sono rotto il naso. Gli eterosessuali non possono nemmeno lontanamente percepire quanto sia difficile essere gay in Italia. Dall´accettazione personale, al farsi accettare (e spesso i genitori sono i primi a voltarti le spalle, gli unici a cui ponevi tutta la tua fiducia) al vivere giorno per giorno nella società. Io andrò avanti nella speranza e nel desiderio che qualcosa cambi, perché noi non siamo animali o persone di secondo ordine e ci meritiamo gli stessi diritti degli altri. La maggior parte delle persone non è a proprio agio con cose o persone che percepiscono come diverse da loro e scommetterei che, se spendessimo del tempo per conoscerci l’un l’altro, se portassimo avanti una nostra indagine, se guardassimo sotto la superficie delle cose, scopriremmo che, dopo tutto, non siamo così diversi».


Copyright © 2017 Gay Help Line - made by www.danielesorrentino.com